GRUPPO 2 (
Buone prosse di integrazione)
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Prima
riunione
A seguito della prima riunione collegiale con tutti i
gruppi di lavoro, inizia oggi il lavoro del gruppo
denominato "Buone Prassi di Integrazione".
Già da quanto emerso nella prima riunione appare
chiaro che il percorso da svolgere non è quello di
"inventare" una buona prassi semmai di
cercarne qualcuna applicabile al nostro progetto e
comunque di individuare qulli che sono gli elementi
caratterizzanti della "buona prassi" al fine
di permearne le azioni del progetto cosicchè esso
stesso "sia" una buona prassi.
Infatti va sottolineato che, nell'ambito delle
politiche per lo sviluppo delle risorse umane, in
linea con le indicazioni della Strategia Europea per
l'Occupazione e, a differenza di altre discipline
(management, medicina, nuove tecnologie ecc.), non
esistono ancora modalità codificate di individuazione
di "buone prassi" (che garantiscano la
presenza e il rispetto di condizioni e strumenti per
la verifica scientifica), mentre è più diffuso
l'approccio dei cosiddetti "casi di
eccellenza" indicati come ottimi esempi di
raggiungimento di determinati risultati.
Tuttavia i componenti del gruppo si sono profusi in
una ricerca laboriosa al fine di dare una definizione
alla quale comunque attenersi.
Dopo confronto e riepilogo delle varie documentazioni
i concetti comuni paiono portare alla seguente
definizione di Buone Prassi nell'integrazione dei
sistemi formativi.
Per Buone Prassi si intende una "modalità di
sviluppo dell'esperienza formativa e di inserimento
socio-lavorativo che, per l'efficacia dei risultati,
per le caratteristiche di qualità interna e per il
contributo offerto alla soluzione di particolari
problemi, risponde ad una serie di fabbisogni".
In altre parole si può identificare come buona prassi
ogni aspetto progettuale che ha contribuito a
risolvere uno o più problemi di discriminazione
presenti sul mercato del lavoro affrontate
dall'intervento.
E' infatti ormai noto come la cultura delle buone
prassi si sia sviluppata nel corso degli ultimi anni
nell'ambito delle politiche attive del lavoro,
soprattutto come conseguenza della sempre più
accentuata attenzione al tema della qualità dei
processi sottostanti gli interventi rivolti allo
sviluppo delle Risorse umane. L'approccio delle buone
prassi si associa spesso al concetto di miglioramento
continuo delle politiche e quindi alle strategie per
promuoverlo.
Con l'espressione "buona prassi", dunque, ci
si riferisce comunemente ad un'esperienza esemplare
nello sviluppo e gestione di un progetto, che possa
essere paradigmatica, trasferibile e ripetibile in
contesti diversificati.
A conclusione della riunione si concorda sul fatto che
sarà utile analizzare alcuni esempi già attuati,
pertanto si rimanda alla prossima riunione con
l'impegno di effettuare una ricerca sul tema.
Seconda riunione
I lavori odierni del gruppo si sono aperti con la
lettura di diversi esempi di "buone
pratiche" che vanno da Nord a Sud (Emilia e
Mantova per l'orientamento, Perugia e Frosinone per il
drop-out, la regione Campania ecc.).
Una in particolare, ripetuta in diverse provincie è
sembrata una prassi sicuramente riproponibile anche
sul nostro territorio anche perché sembra essere una
specie di uovo di colombo.
In sostanza si tratta di un meccanismo di semplice
passaggio di informazioni tra la scuola e i CpI.
Infatti non esiste ad oggi un sistema per intervenire
sui giovani che abbandonano gli studi in quanto i loro
nomi rimangono archiviati e al massimo vengono fuori
come statistica.
Un semplice protocollo di intesa tra i provveditorati
e i Centri per L'impiego consente un intervento al
fine di proporre un colloquio orientativo e dare
quindi a questi ragazzi anche nuove opportunità se
non il reinserimento nel sistema della formazione.
Tali protocolli siglati già funzionano in varie parti
di Italia.
Tuttavia al di la di tale prassi se vogliamo molto
semplice (ma pare altrettanto efficace) non risulta in
nessun testo un "modo" scientifico di
"creare" una buona prassi, lo stesso FSE
dopo aver molto investito in progetti di buone
pratiche nella programmazione 2000-2006 sta elaborando
un "catalogo" ovvero un elenco di esempi dai
quali prendere spunto.
Pertanto con il materiale a disposizione sembra
opportuno cercare di individuare quegli elemento
costitutivi e caratterizzanti la "Buona
Prassi".
La disamina delle ricerche lo studio e la
predisposizione di una piccola relazione
sull'argomento sono demandate ad alcuni membri del
gruppo di lavoro che presenteranno la propria
relazione nel prossimo incontro.
Terza riunione
Il lavoro si apre con la lettura della relazione sugli
elementi caratterizzanti le buone prassi.
Su di essa tutti i membri concordano e si riporta a
verbale integralmente (si allagano i capitoli relativi
alla diffusione delle buone prassi e alla sintesi
degli obiettivi di INFORMAMARSICA:
1. Elementi caratterizzanti le Buone Prassi.
Date come basilari le caratteristiche di trasferibilità
e ripetibilità, si può, per ora, parlare di
macro-elementi che qualificano e unificano i casi di
eccellenza e si può individuare nell'integrazione,
nel valore di sistema e nella rilevanza- numerosità
dei partecipanti e soggetti coinvolti i principali tra
questi.
Dunque, un elemento rappresentativo delle buone prassi
del FSE è l'integrazione che, considerando il diverso
stadio di attuazione delle iniziative, si costruisce e
manifesta su piani e fasi diverse del loro ciclo di
vita, per cui solitamente:
si parte da un'integrazione di tipo formale, dove i
diversi sistemi interessati non hanno sostanzialmente
interagito, ma hanno svolto percorsi paralleli per il
raggiungimento dei medesimi obiettivi; si passa ad una
integrazione di tipo funzionale, connotata dal
coinvolgimento dei diversi soggetti nella fase di
progettazione, realizzazione e valutazione degli
interventi; da una corretta identificazione dei ruoli;
dal funzionamento di team integrati; per concludere
con una effettiva integrazione dei fattori tangibili e
intangibili accompagnata da una modificazione degli
approcci caratterizzanti i diversi sistemi e una
contaminazione delle metodologie e delle ottiche.
Vi sono, poi, due ulteriori fattori caratterizzanti le
buone prassi rappresentati:
da un lato, il valore di sistema degli interventi, che
si dimostrano capaci, quindi, di divenire parte
integrante del più generale impianto delle politiche
attive rivolte alle Risorse umane attuate a livello
regionale o sovraregionale e di autoriprodursi;
dall'altro, dalla rilevanza-numerosità dei
partecipanti e dei soggetti coinvolti e quindi la
capacità di colpire fenomeni di ampia portata, anche
stratificati nel tempo (spesso causa dell'elevata
dimensione), attraverso un sistema di interazione o
una vera a propria rete preesistente o di nuova
costituzione di attori pubblici e privati. Sul
versante micro, dunque, rispetto alla configurazione
degli interventi, gli elementi di cui tenere conto per
l'evidenziazione delle buone prassi possono essere
ricondotti a:
presenza di ricerche ad hoc (quali-quantitative) sul
contesto di riferimento; presenza di accordi
formalizzati con soggetti istituzionali (Servizi per
l'impiego, Provincia, Comuni, Comunità montane),
sociali (associazioni sindacali dei datori di lavoro e
dei lavoratori, enti bilaterali, ordini professionali,
associazioni non profit) e con il sistema scolastico e
universitario e le imprese; sperimentazione e
modellizzazione di dispositivi, procedure e strumenti
da implementare nei sistemi di riferimento per
rispondere a problematiche differenziate; attenzione
dell'intervento a:
- raccordo con gli attori e
con le peculiarità dello sviluppo economico e sociale
locale,
- promozione delle pari
opportunità fra uomo e donna,
- promozione della
"Società dell'Informazione";
coinvolgimento di ampie fasce di utenza, anche in fase
sperimentale, rappresentative dei target delle
politiche.
A seguito della lettura della relazione si è tentato
di indicare azioni attuabili per ogni caratteristica
delle buona prassi in quanto applicabile al progetto
INFORMAMARSICA tenendo conto del territorio e degli
attori coinvolti al fine di rendere il più possibile
la attuazione progettuale una "Buona Prassi"
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Elementi
caratterizzanti
le "Buone prassi" nella Marsica |
Buone prassi
di risultato |
| Analisi
fabbisogni |
Raccordo fra
progettazione formativa ed analisi dei
fabbisogni formativi aziendali, così da
offrire risposte adeguate alle esigenze delle
imprese.
Distinzione tra grandi imprese e piccole realtà
(PMI, artigianato e agricoltura).
Monitoraggio dei servizi acquistati fuori dal
territorio. |
| Analisi del
contesto territoriale |
Conoscenza del
territorio (contesto socio-economico).
Informazioni sulla quantità e la qualità dei
lavoratori presenti nelle imprese con
specifico coinvolgimento delle Aziende
aderenti al Patto Territoriale Marsica.
Analisi della offerta formativa
(territoriale).
Numero di lavoratori partecipanti agli stages.
Numero di lavoratori in contatto con gli
istituti di formazione (tecnici o altri). |
| Convenzioni/accordi
tra soggetti appartenenti anche a sistemi
diversi |
Accordo di
programma tra CpI e Scuole per il Drop-Out
scolastico.
Accordi con le aziende con le organizzazioni
sindacali dei lavoratori e degli imprenditori
della Marsica.
Convenzioni e accordi per gli stages. |
| Approcci e
procedure modellizzabili |
Raccordo fra
progettazione formativa ed analisi dei
fabbisogni formativi aziendali.
Impostazione della formazione mirata allo
stage.
Selezione dei partecipanti in collaborazione
con le aziende.
Raccordo tra esperienze formative maturate
negli stages e crediti formativi scolastici. |
| Perseguimento
delle priorità trasversali del FSE: pari
opportunità, società dell'informazione,
iniziative locali |
Sono contenuti
nel progetto INFORMAMARSICA |
| Rilevanza e
numerosità dei partecipanti |
Coinvolgere,
anche solo in fase di indagine, gli altri
attori locali non presenti al tavolo tecnico. |
| Collegamento
con strutture e siti con pari obiettivi |
Oltre ai siti
istituzionali i siti degli altri patti
territoriali cha hanno abbiano sviluppato
progetti analoghi. |
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Il gruppo concorda che i risultati indicati nello schema non sono esaustivi ma l'obiettivo principale sarà far si che tutte le azioni del progetto e in sostanza il progetto INFORMAMARSICA nel suo insieme aderiscano il più possibile agli elementi caratterizzanti descritti. Lo schema viene pertanto prodotto in copia per gli altri Gruppi di Lavoro e sarà presentato da un componente del gruppo.
RELAZIONE INTEGRATIVA ALLA RIUNIONE N.3 DEL GDL3
Proposta di metodologie per diffondere e trasferire una buona pratica del Fse: i processi sistematici di disseminazione delle Buone Prassi.
Da parte delle Amministrazioni, ai vari livelli, l'esigenza mettere a frutto dispositivi strategici per affrontare alcune problematiche significative nel mercato del lavoro di riferimento e/o di ostacolo alla partecipazione attiva della popolazione, si dovrebbe prioritariamente tradurre anche nella definizione e implementazione di azioni di accompagnamento all'interno di processi sistematici di disseminazione.
Solo attraverso questi processi si ritiene, infatti, possibile promuovere l'utilizzazione dei risultati e delle esperienze producendo, in tal modo, cambiamenti e influenze sui sistemi territoriali di riferimento che, come anticipato, rappresentano un fattore chiave.
Proprio per questo motivo, le misure di disseminazione costituiscono una parte essenziale, realizzata a più livelli, e non una attività separata da sviluppare a latere, da un lato, per una realizzazione efficace ed efficiente degli interventi, dall'altro, per il passaggio da buona prassi ad azione ordinaria per l'attuazione di una o più politiche.
Ad oggi, stanti le analisi effettuate sull'esperienza maturata, alcuni vantaggi addizionali derivanti dall'approccio sistematico alla disseminazione possono essere ricondotti a:
1) mettere a punto un'immagine complessiva del progetto, dunque, soprattutto in casi di architetture complesse (come per la Carta di credito formativa), avere un'idea circa il lavoro, i prodotti ed i servizi da sviluppare e chiarire l'importanza del progetto e il possibile interessamento di altri rispetto ai suoi risultati, gli effetti del progetto su individui, comunità e sul sistema;
2) imparare dalle esperienze dei propri partner. La condivisione delle esperienze del processo lavorativo amplifica le opportunità di apprendimento reciproco dalle diverse esperienze di lavoro e di disseminazione;
3) networking per creare l'immagine. Il networking risulta utile in virtù della capacità dei soggetti coinvolti di condividere interattivamente conoscenze, esperienze e metodi di lavoro;
4) creazione di nuovi progetti. Far conoscere le attività e i risultati del progetto può indicare la via per traduzione in pratica di nuove idee.
Obiettivi del progetto InformaMarsica
Il progetto InformaMarsica prevede la realizzazione di una serie di azioni professionalizzanti rivolte ai giovani, agli adulti, agli operatori e a tutti coloro che si occupano istituzionalmente di formazione, istruzione e lavoro attraverso la realizzazione di un modello innovativo di collegamento tra i sistemi della scuola, della formazione e delle imprese.
Il progetto, quindi, si prefigge di creare le condizioni affinché le domande e le offerte formative siano costantemente collegate con il mondo produttivo del territorio oggetto del Patto Territoriale della Marsica. La finalità è quella di realizzare un sistema informativo funzionale ed efficiente tra tutti i soggetti vitali della formazione, con un carattere permanente e non occasionale, tenendo conto anche di atri interventi ricadenti in tali aree.
La creazione di un sistema informativo con queste peculiarità ha tutte le caratteristiche per garantire agli attori coinvolti la trasparenza e l'imparzialità, ponendo le basi della cooperazione, condizione necessaria allo sviluppo del territorio.
Il progetto e il sito prevedono, infatti, anche la presentazione di un panorama descrittivo e informativo dei vari corsi di formazione tenuti nel territorio della Marsica.
E' necessario dunque fornire all'utente una classificazione il più possibile esaustiva di tali corsi, che ne chiarisca la tipologia, il riconoscimento, il soggetto attuatore, la sede di svolgimento, la durata etc. L'utente potrà, inoltre, consultare un elenco delle Agenzie Formative più diffuse sul territorio preso in considerazione.
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