GRUPPO 2 (
Abbandono scolastico e formazione permanente)
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Prima riunione
A seguito della prima riunione collegiale con tutti i gruppi di lavoro, inizia oggi il lavoro del gruppo denominato "Abbandono scolastico e Formazione permanente".
Il gruppo decide di focalizzare l'attenzione di questa sessione sull'abbandono scolastico.
Dalle esperienze e dalle ricerche di alcuni membri del gruppo emergono i dati recenti e non confortanti del problema. In Italia i giovani fra i 15 e 19 anni senza licenza media sono il 4% circa; il 6% al sud. Fra quelli che si iscrivono ad una scuola superiore, il 26% non arriva alla maturità; il tasso di abbandono durante la carriera universitaria è del 36% circa. Questo provoca un aumento vertiginoso e precoce dei giovani in cerca di prima occupazione, privi di una qualifica specifica (20% dei disoccupati).
Quanto all'area territoriale interessata (la Marsica), si rileva un sostanziale allineamento con le cifre nazionali con alcune aree particolarmente toccate dal fenomeno e sulle quali esistono dati provenienti da ricerche specifiche e che si allegano al presente atto.
Molto meno chiare e sicuramente più complesse appaiono le motivazioni di tale fenomeno.
Collegando il fenomeno al lavoro minorile e giovanile, molte ricerche tendono a correlarlo a situazioni di disagio familiare, condizioni di reddito e di istruzione; tuttavia appare riduttivo collegare il fenomeno solo a questo tipo di disagio anche perché c'è anche una zona di confine, tra lavoro minorile e lavoro precoce che, secondo l'Ires, si osserva soprattutto al Nord, ed è legata alla voglia di lavorare il prima possibile e realizzare modelli di consumo a lungo inseguiti (il telefonino multimediale, la moto, i vestiti e le scarpe di marca). Un fenomeno, dice l'Ires, che trova riscontro anche in un dato che rappresenta il "rischio abbandono" delle scuole superiori: una media italiana del 24%.
"In molti casi - scrivono i ricercatori - è la famiglia stessa a non considerare come primario il valore della scuola" mentre "il lavoro precoce è stato introiettato come esperienza vantaggiosa".
Quindi rispetto al problema emergono una serie di soggetti, oltre ai giovani stessi, e di contesti da considerare al fine di utile approccio:
- gli studenti,
- la scuola (docenti didattica ecc.),
- la famiglia,
- il contesto sociale e lavorativo.
Il gruppo a questo punto rinvia alla prossima riunione la individuazione di punti e metodi di possibile intervento sul problema con l'intesa che ognuno dei componenti effettuerà ricerche in merito ad esperienze o studi già realizzati sul tema.
Seconda riunione
A seguito della precedente riunione e dopo una breve consultazione e confronto delle ricerche effettuate quello che emerge è che per i ragazzi in drop-out scolastico non esistono modalità formalizzate di approccio al fine di un loro recupero.
Infatti, il giovane che ha deciso di abbandonare la scuola, si trova a vivere una situazione di assenza di ancoraggi. Il venire meno di un assetto contestuale, fino ad allora agito in assenza di un progetto personale, produce eventi di disagio e ripropone ai singoli la problematica di orientare l'azione verso nuovi scopi di adattamento, ma il "muoversi" è operato dal singolo in una situazione per lo più di inconsapevolezza riguardo le possibilità esterne e forse anche delle proprie; in questo si innesta il fatto che e non vi è nessuna modalità che consenta alle strutture istituzionali di intervenire.
Dalle ricerche effettuate di alcuni membri del gruppo risulta che tale problematica (apparentemente così ovvia) è affrontata per lo più con esperienze locali più o meno efficaci e riuscite. L'esperienza che si va sempre più diffondendo, tanto da assurgere ormai ad esempio di "buona prassi", è la realizzazione di un collegamento stretto (diversamente articolato a seconda dei luoghi) tra coloro che hanno i dati del drop-out (quindi i provveditorati, le scuole) e coloro che istituzionalmente e strutturalmente (per capacità e competenze) possono intervenire con colloqui orientativi sui giovani quindi in primo luogo i CpI. Si riporteranno le esperienze trovate al gruppo delle buone prassi affinchè possa studiarle e proporle nell'ambito del presente progetto.
Inoltre è risultato evidente che, sia per interventi a posteriore che preventivi è necessario che si abbiano informazioni su quegli elementi e contesti che concorrono al fenomeno. Pertanto ascoltata la relazione del referente del gruppo 2 Orientamento, il gruppo 4 decide di inserire il monitoraggio dei dati sui cambiamenti delle rappresentazioni sociali del lavoro tra gli obiettivi e di inserire l'iniziativa tra quelle da proporre nelle riunioni programmatorie con le scuole.
Altre alle proposte fin qui descritte che possiamo ritenere di intervento a posteriori, si ritiene utile, nello specifico del progetto INFORMAMARSICA, focalizzare proposte di intervento anche in fase preventiva. A tal fine sarà elaborata una linea guida con criteri e metodi per l'approccio al problema da sottoporre agli incaricati della progettazione degli interventi orientativi-informativi nella scuole.
Terza riunione
IN QUESTA SEDUTA IL GRUPPO AFFRONTA IL TEMA DELLA FORMAZIONE PERMANENTE.
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